“UCID: come dare “corpo” alla speranza?” è stato il tema al centro della lectio magistralis che il Vescovo mons. Carlo Mazza ha tenuto ai soci dell’UCID di Fidenza, venerdì 7 febbraio, presso il Ristorante Romanini di Parola.
E’ stato un incontro molto forte, intenso, ricco di spunti di riflessione sulla società, che partendo dagli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa Cattolica ha sviluppato il ruolo dell’imprenditore alla ricerca del vero bene comune, nell’attuale crisi economica, con uno scambio finale di grande significato sul tema molto attuale della “decrescita” economica da alcuni definita “felice” che ha saputo attrarre l’attenzione e l’interesse dei partecipanti.
Tantissimi i soci ed i simpatizzanti presenti con ospiti di eccezione come il Direttore dell’Unione Parmense degli Industriale Cesare Azzali, il Presidente della sezione UCID di Parma e Presidente della Chiesi S.p.A. Alberto Chiesi, il Sindaco di Fidenza Mario Cantini, il Sindaco di Salsomaggiore Terme Filippo Frittelli, il Consigliere di Cariparma Marco Granelli e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate di Roma 1 e della Regione Basilicata Giuseppe Bonanno.
Il Presidente della sezione diocesana Enrico Montanari ha aperto la serata ringraziando di cuore mons. Carlo Mazza per aver accettato l’invito di parlare della “speranza” che, in sintonia e continuità con la Lettera Pastorale, sarà anche il filo conduttore sul quale l’UCID di Fidenza effettuerà l’attività sociale di quest’anno.
“Vogliamo insomma – ha proseguito Montanari – dare un concreto seguito all’incontro di questa sera, attraverso la testimonianza d’imprenditori che “ce l’hanno fatta” nonostante tutte le difficoltà che hanno incontrato sulla loro strada e che potranno contribuire, in un momento di grande difficoltà economica, finanziaria e sociale, a farci vedere con maggior fiducia la luce del futuro”.
Ha quindi ricordato con parole di grande affetto mons. Claudio Melgazzi: “l’ho conosciuto quando ero bambino ed è stato per me una figura di riferimento ed un educatore importante per i valori che mi ha trasmesso. E’ stato anche tra i promotori della sezione UCID di Fidenza, facendosi portavoce di un desiderio dell’allora Vescovo mons. Maurizio Galli. Fu lui a consigliare il nostro storico segretario, Claudio Avanzini, alcuni nomi di dirigenti e imprenditori da contattare, per costruire questa realtà associativa. In sua presenza, nella canonica della Cattedrale, si svolse la prima riunione”.
Don Luigi Guglielmoni, parroco di Sant’Antonio a Salsomaggiore Terme e assistente spirituale della sezione fidentina, ha introdotto l’intervento del relatore riprendendo il brano del Vangelo di Matteo (5, 13-16), dove Gesù dice ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra e la luce del mondo”. “Il mio desiderio nella preghiera – ha concluso don Luigi – è che voi siate nelle vostre attività sale e luce per le vostre famiglie i vostri collaboratori e per tutta la società”.
Dopo la recitazione della preghiera dell’UCID ha preso la parola mons. Carlo Mazza che ha iniziato il suo intervento citando il punto 203 dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco: “La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo”.
“In questa riflessione – ha continuato mons. Mazza – il Papa usa per gli imprenditori una parola tipicamente ecclesiale quella della “vocazione”. E’ una intuizione molto importante perché sottolinea una chiamata a realizzare nella vita la vocazione di produrre ricchezza. Quindi un imprenditore deve lasciarsi sfidare per produrre ricchezza oggi ma guardando al domani. Questa è la speranza che diventa una virtù: uno sguardo verso il futuro. La sfida è molto grande, ed è quella di trovare mezzi risorse e vocazioni che vi donino la forza di guardare avanti negli anni. Ed è così che la speranza esprime un orizzonte di vita entro cui l’imprenditore dispone gli strumenti che la sua vocazione gli chiede: produrre ricchezza! Perché questo possa accadere dovete conoscere i vostri talenti e investire su questi, perché è solo partendo da questa base che si possono fare delle proiezioni sul futuro per realizzare il vostro progetto di vita”.
Mons. Carlo Mazza, partendo dalle nuove tecnologie e dal nuovo modo di lavorare che hanno imposto, ha quindi indicato in cinque punti la strada per dare corpo alla speranza guardando al futuro con fiducia.
“Primo punto: aprirsi ad una nuova conoscenza. Adeguata agli obiettivi da raggiungere e aperta alla valorizzazione dell’intelligenza presente nei vostri figli e in quelli dei vostri collaboratori. Secondo: avere dei programmi chiari e definiti per rinnovare e sviluppare l’impresa, riservando una parte dei profitti per questo. Terzo: affinare sempre il vostro acume imprenditoriale, lavorando sulla trasmissione dei saperi. Quarto: avere fiducia nel futuro. Guardare alla famiglia, come bene prezioso da salvaguardare, che da certezza e stabilità alla nostra società, valorizzando l’apporto e l’intelligenza di tutti, favorendo un progressivo impegno dei vostri figli nell’impresa. Quinto: riflettete sull’attuale teoria della cosiddetta decrescita felice. Oggi questa visione di teoria economica è molto dibattuta perché guarda ad uno sviluppo più equilibrato tra la ricchezza e l’uomo. La nostra società oggi è in mezzo a questo dibattito e la speranza per un imprenditore nasce anche dalla capacità di affrontare tutti questi spunti, favorendo le necessarie riflessioni per arrivare appunto all’obiettivo di dare speranza al futuro, puntando ad una vita dignitosa per ogni cittadino che sappia creare felicità. Allora la speranza per un imprenditore è quella di produrre bene per se stesso a condizione che sia bene anche per gli altri”.
Dopo un lungo applauso, l’intervento finale del Vescovo sulla “decrescita felice” hanno dato lo spunto alle due riflessioni finali.
“Ho molto apprezzato l’intervento di mons. Carlo Mazza – ha detto Alberto Chiesi – soprattutto per la sua capacità di guardare al futuro. Dico con chiarezza che la decrescita è assolutamente il contrario dell’impresa. Oggi io credo sia più corretto guardare ad una crescita sostenibile che non ci riporti indietro, ma al contrario sappia guardare avanti cogliendo tutto quello che oggi ci offre la tecnologia nel rispetto dell’ambiente”.
Molto forte anche l’intervento del prof. Cesare Azzali: “devo sinceramente ringraziare il vescovo per l’insegnamento che ci ha dato questa sera, guidandoci verso una ricchezza materiale e spirituale di valori che ci hanno fatto riacquistare il gusto della vita. Questa sera ho trovato una guida profonda e illuminata alla nostra attività di imprenditori. Parlare di “decrescita felice” ritengo equivalga a sostenere il concetto di “miseria contenta”, che giustifica un disimpegno al fare, un modo per assolverci dalla crisi e rinunciare alla nostra capacità di saper costruire un futuro migliore”.
Don Luigi Guglielmoni ha tirato le conclusioni della serata sottolineando come la Dottrina Sociale della Chiesa rappresenti un patrimonio importantissimo per la nostra società da cui attingere sempre!
Un momento conviviale di conoscenza e confronto ha concluso la serata che sicuramente verrà ricordata come uno dei momenti formativi più importanti per gli imprenditori fidentini dalla fondazione dell’UCID ad oggi.

Amedeo Tosi