“Per uscire dalla crisi economica occorre seguire l’esempio degli Stati Uniti d’America e del Giappone che hanno immesso liquidità nell’economia reale, anche se aumenta il debito pubblico. Il problema vero è quello di spendere bene i soldi di tutti favorendo iniziative che favoriscano la creazione di ricchezza come ad esempio la ricerca e la realizzazione di attese opere pubbliche”.
Con queste parole il prof. Giulio Sapelli ha concluso la riuscita e partecipata serata organizzata della sezione diocesana dell’UCID di Fidenza presso la Sala delle Cariatidi del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme, dove è stato invitato a parlare sul tema “Un nuovo patto sociale per uscire dalla crisi”.
Il Presidente Enrico Montanari ha fatto gli onori di casa ringraziando di cuore l’illustre relatore per aver accettato l’invito e spiegando che l’incontro è stata organizzato a Salsomaggiore Terme con l’intendo di rinsaldare un vincolo di amicizia e di intensa partecipazione che lega l’UCID di Fidenza a questa realtà importante del territorio e che, purtroppo, non sfugge alla crisi economica che il Paese sta attraversando da alcuni anni.
Il Presidente della Camera di Commercio di Parma Andrea Zanlari ha nominato l’amicizia che lo lega da tempo con il prof. Sapelli e quindi ha ricordato come dall’inizio dell’anno in Italia abbiano chiuso circa 74.000 imprese, una situazione peggiore rispetto a quella della grande crisi che ha travolto il mondo all’inizio del 1900. “Giulio Sapelli – ha continuato Zanlari – è un uomo libero, un cristiano e un prezioso pensatore del nostro tempo con una forte etica personale”.
Don Luigi Guglielmoni dopo aver portato i saluti del Vescovo mons. Carlo Mazza, in Pellegrinaggio con la diocesi in Terra Santa nell’anno dedicato alla fede, ha letto un pensiero del Papa Francesco tratto dall’omonima pubblicazione: “ Ad una Chiesa che si limita ad amministrare il lavoro parrocchiale, che vive chiusa nella sua comunità, succede esattamente come a una persona reclusa: si atrofizza fisicamente e mentalmente. O si deteriora come una stanza chiusa, dove proliferano muffa e umidità. A una Chiesa autoreferenziale succede esattamente come a una persona autoreferenziale: diventa paranoica, autistica. E’ ovvio che se uno esce in strada gli può anche succedere di avere un incidente, ma preferisco mille volte una Chiesa incidentata a una Chiesa malata”. “Voi soci UCID – ha proseguito don Luigi – grazie al lavoro che fate e alle sollecitazioni che continuamente fornite, ci aiutate ad essere una Chiesa non autoreferenziale che si occupa dei problemi delle persone”. E’ stata quindi recitata la preghiera dell’imprenditore.
“Il tema della serata è molto sfidante – ha iniziato il prof. Giulio Sapelli – perché il momento che stiamo vivendo è veramente drammatico e le caratteristiche di questa crisi non sono state spiegate correttamente e le cure che sono state adottate in Italia ed in Europa sono il contrario di quello che serve. Proverò a spiegarne i motivi. Negli ultimi 30 anni si è definitivamente separata l’economia dalla morale come mai è avvenuto nella storia in nessun altro campo dell’attività umana, incluso quello scientifico. Il contesto culturale di oggi, nega che debba esserci un rapporto tra l’economia e la morale e gli economisti teorizzano che nel loro lavoro non si debbano assumere problemi etici. Per questo un cattolico che opera in questo mondo è una persona che non può avere una coscienza felice. Ma cosa è successo? Dobbiamo tornare indietro di circa 30 anni quando è crollato il comunismo che indusse gli Usa nel 1989 a liberalizzare tutto il mercato finanziario, imitati poi da tutto il resto del mondo occidentale. In quegli anni di completo abbattimento delle regole, mutò profondamente la composizione sociale di chi gestisce il capitalismo. Si sono premiati con cifre enormi i manager che fanno di tutto per valorizzare le azioni con finalità speculativa a discapito della produzione dei beni e quindi dell’impresa. Una enorme massa di liquidità economica si è spostata dall’economia reale alla finanza speculativa. Il fine del denaro non è più quello di favorire la produzione dei beni ma esclusivamente quello di generare altro denaro. All’inizio del 2000 gli USA vedono prima di tutti gli altri cosa sta succedendo e precisamente che devono salvare il sistema bancario, divorato dalla speculazione, per salvare la stessa nazione. Cambiano lo statuto della Federal Reserve, la banca centrale americana, inserendo chiaramente che la sua missione è quella di favorire la crescita garantendo l’equilibrio del sistema anche immettendo moneta (liquidità), tutte le volte che occorre. E’ famosissima una frase del Governatore Ben Bernanke che disse: “stamperò moneta fino all’ultimo disoccupato, perché un economia giusta è quella che non ha disoccupati.” Mentre negli Stati Uniti e successivamente in Giappone ed altre grandi nazioni, si agisce con questa missione, in Europa si fa l’esatto contrario. Mentre Barack Obama salvava l’industria automobilistica americana prestando soldi, in Europa si strozzano i cittadini e le imprese aumentando le tasse, con l’effetto di abbassare notevolmente i consumi con tutte le conseguenza che ne derivano sull’occupazione. Cosa fare per uscire da questa drammatica situazione? La via è una sola: riformare l’Euro, che è stata una invenzione politica non economica. In Italia dobbiamo fare urgentemente tre cose. La prima è un nuovo patto sociale, che porti i principali partiti a lavorare insieme per il bene della nazione. Solo così avremo l’autorità di rinegoziare il Trattato di Maastricht e questo lo può fare solamente un leader politico, mentre in questi anni si è alimentato un odio verso la politica che è fortemente sbagliato. In questa direzione è indispensabile il ruolo dei cattolici in politica che devono impegnarsi, ovunque siano, per favorire la coesione e la rinascita della nazione, in quanto il rischio che il Paese ricada nel caos è molto forte. La seconda azione è legata al cambiamento delle relazioni industriali per evitare che la crisi uccida sia gli operai che i padroni. Per questo aspetto io vedo nella crisi, che sta cambiando la base culturale, la necessità da parte di tutti di unire le forze in un progetto di socialità comune. Terzo, insegnare a tutti a fare impresa, anche nella logica del no profit, introducendo i principi della Dottrina Sociale della Chiesa nell’economia. Devo poi fare una riflessione finale che mi porta a dirvi che oggi occorre vincere l’avidità. Perché non è vero che dirigere un’impresa è neutro così come non lo è nel campo economico dove per entrambi deve vincere il principio che l’uomo deve essere amato e non solo monetizzato”.
Tantissimi applausi hanno salutato l’intervento del prof. Sapelli che ha poi risposto alle domande dei presenti. Un buffet presso l’Hotel Villa Fiorita ha poi concluso la serata.

Amedeo Tosi