“Creazione di lavoro nella stagione della quarta rivoluzione industriale”. E’ questo il titolo dell’interessante libro curato dal prof. Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, che è stato presentato il 27 marzo scorso presso la Dallara Accademy di Varano Melegari.
Il prof. Franco Mosconi dell’Università degli Studi di Parma ed uno dei tecnici che hanno contribuito a scrivere i vari capitoli del libro, ha aperto l’incontro ricordando come la pubblicazione sia stata fortemente voluta dall’arcivescovo di Bologna mons. Matteo Zuppi. Il testo prende spunto, per tutte le successive analisi, dalle considerazioni di Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando il Santo Padre afferma chiaramente che la crescita dei popoli deve dipendere dal lavoro reale e non dalla speculazione.
“In questo libro cerchiamo di spiegare – ha detto Mosconi – perché la manifattura e quindi il mondo produttivo, è ancora importantissima nel 21esimo secolo, a maggior ragione qui in Emilia Romagna dove la nostra industria è già proiettata verso quello che è stata definita l’industria 4.0 e quindi estremamente avanzata ed introdotta verso i più importanti mercati internazionali. Tutto questo è possibile grazie al valore e alle professionalità delle persone che vi lavorano e che credono che questo porti un valore aggiunte anche alle comunità in cui vivono. Come ha ben descritto il prof. Zamagni oggi, senza dubbio, la voce più autorevole nel contesto mondiale che si batte affinchè l’economia sociale sia una scienza dove vengono riconosciuti i valori delle persone: “è il lavoro che deve sempre essere pensato per l’uomo e solo il dialogo tra tutti i soggetti in campo: imprese; istituzioni; scuola e comunità possono realizzarlo”.
Una visione sul futuro mondo del lavoro l’ha fornita l’ing. Giampaolo Dallara Presidente dell’omonima azienda automobilistica: “la maggior parte dei mestieri di oggi scompariranno e l’uomo lavorerà mediamente 1/10 del tempo rispetto ad oggi. Pensiamo come settanta anni fa il mondo era completamente diverso da oggi e lavorare era molto più faticoso. In un futuro molto prossimo, le macchine e le intelligenze artificiali limiteranno molto le attività fisiche ed avremo più spazio per quelle creative con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di tutti. In questo libro c’è la strada per organizzare in modo diverso il mondo del lavoro di domani proponendo soluzioni subito attuabili”.
Molto bella e stimolante il mandato che l’ing. Dallara consegna ai tantissimi giovani studenti presenti: “spetta a voi giovani rivoluzionare la società. Io so che i giovani sono molto meglio di come vengono decritti e sono sicuro che sarete voi a cambiare questo mondo”.
Concetti ripresi anche dal dott. Andrea Pontremoli CEO & General Manager di Dallara: “oggi la società ci fa vedere tutto negativo e senza prospettive.
La matematica e le statistiche ci aiutano a leggere la situazione ma non a costruire il futuro. Siamo noi che con le nostre idee ed il nostro lavoro possiamo cambiare il mondo ed il futuro .” “Il titolo del libro è stato pensato a lungo – ha detto il prof. Stefano Zamagni – ed abbiamo voluto rimarcare come la creazione di lavoro sia fondamentale affinchè le persone possano fruirne. Lo Stato non deve e non può creare il lavoro ma deve favorire chi il lavoro lo crea e cioè l’impresa.
La figura dell’imprenditore è quindi fondamentale e deve incarnare tre caratteristiche: la propensione al rischio; la capacità di innovare e l’arte della combinazione”.
Il prof. Zamagni ha quindi illustrato con grande capacità e visione questi tre punti paragonando l’imprenditore come ad un esploratore che non ha paura di scoprire ed innovare per poi creare quella armonia creativa che fa il successo dell’impresa. Oggi alla figura dell’imprenditore si è unita quella del manager che è un portatore di conoscenze tecniche che aiutano l’imprenditore a svolgere il suo ruolo.
L’impresa andrà bene ed avrà successo se tutti e due remano nella stessa direzione.
Un’impresa oggi si può dire civile se si preoccupa dello sviluppo del territorio in cui è inserita ed un imprenditore po’ dirsi pertanto civile se si occupa sia dell’azienda che del territorio. Nasce quindi un nuovo concetto di “imprenditorialità ad impatto sociale” coscienti come siamo che il modello attuale di economia di mercato ci ha fatto sbandare non poco. Il prof. Zamagni ha quindi concluso il suo intervento con un forte richiamo alla missione della scuola: “dobbiamo tornare a declinare la parola “educazione”.
La scuola non deve solo istruire (fornire nozioni) ma deve educare. I nostri studenti sanno tutto nella conoscenza ma non sono capaci di decidere. Dobbiamo quindi tornare a parlare di progetti educativi da proporre all’impresa, alla politica e alla scuola”.
All’incontro hanno partecipato anche le sezioni UCID di Parma e Fidenza, la presidenza nazionale ed i giovani ucidini che al termine si sono intrattenute a lungo con il prof. Zamagni, l’ing. Dallara ed il dott. Pontremoli riprendendo i concetti emersi durante l’incontro in un dialogo molto costruttivo e fraterno.

Amedeo Tosi