
Incontro – Il professor Carlo Cottarelli ospite dell’Ucid
Crescita debole, debito pubblico elevato, pressione fiscale e una burocrazia che continua a frenare imprese e investimenti: sono queste alcune delle principali criticità che, secondo Carlo Cottarelli, pesano sul futuro dell’economia italiana.
L’economista ne ha parlato martedì sera alla Corte civica Tommasini, durante l’incontro «Quali prospettive per l’economia italiana nell’attuale scenario geopolitico», organizzato dalla sezione Ucid di Parma e Fidenza.
L’excursus del professore è partito dall’entrata in vigore dell’euro. «Negli anni Novanta lo Stato è sempre stato piuttosto parsimonioso, atteggiamento che è cambiato con l’arrivo dell’euro, quando le spese sono aumentate. Se lo Stato spende, si alza la domanda di beni e servizi e quindi i prezzi. I dipendenti pubblici godevano di stipendi elevati, portando anche i privati a offrire compensi competitivi. La crisi economica del 2008 ha portato l’Italia a un pesante debito pubblico che saremmo riusciti a risanare solo uscendo dall’euro», ha spiegato Cottarelli.
«Grazie alla Bce ricominciamo a crescere e a tornare competitivi, nonostante il debito pubblico molto alto. L’arrivo del Covid nel 2020 porta il Paese sull’orlo di una crisi irreversibile, spingendo i capitali a fuggire all’estero. È sempre la Bce, dunque, a soccorrerci grazie a un programma di acquisti massiccio di titoli italiani per aiutare l’economia – ha proseguito il professore –. Dalla fine del 2022 a oggi l’Italia ha mantenuto un tasso di crescita equivalente alla media di quello europeo ed è un buon risultato».
Tra le cause della crescita contenuta ci sono, secondo Cottarelli, l’elevata tassazione, che spinge gli imprenditori a investire capitali all’estero, la difficile interazione con la pubblica amministrazione, il costo dell’energia e il calo demografico, che rende complicato per le aziende trovare personale.
L’economista ha poi indicato le caratteristiche dei dodici Stati che sono riusciti a diminuire il debito pubblico. «La riduzione deve avvenire in modo rapido – ha dichiarato –; il deficit deve migliorare, quindi maggiori entrate e meno spese, e il tasso di crescita deve essere di almeno il 2%».
Infine, Cottarelli ha indicato le riforme che attuerebbe: «La priorità assoluta è ridurre la burocrazia. Poi si passa a una riduzione della tassazione e a un’attenta spending review e, per concludere, stilare un piano regolare di immigrazione».
Mattia Dallaturca
Data Pubblicazione8/10/2026TestataGazzetta di ParmaArticolo scritto daMattia Dallaturca