Pasqua 2024
Sulla via di Emmaus per riconoscere il Signore Risorto

Il mistero della Pasqua di croce e di risurrezione del Signore Gesù è il cuore della vita cristiana; ad esso è necessario ritornare sempre per non smarrire il significato ultimo dell’essere discepoli del Signore nella storia di questo oggi. Alla luce della parola dell’evangelo cerchiamo di entrare nella ricchezza e nella profondità di questo mistero di croce e di gloria che ha coinvolto la comunità dei discepoli fin dall’inizio del loro cammino.
L’ascolto delle Scritture spiegate e la condivisione del banchetto che Gesù il crocifisso-risorto ha preparato per i discepoli di Emmaus, come narrato nell’evangelo di Luca (cfr. Lc 24,13-35), segnano l’avvio di un cammino di ritorno e l’inizio di una missione nuova per la Chiesa delle origini. Coloro che sono stati resi partecipi e visitati dalla grazia della Pasqua diventano a loro volta testimoni di una speranza più grande delle loro vite e che non può rimanere rinchiusa nello spazio di una emozione individuale e nemmeno di
una ingenua devozione religiosa. Se l’Evangelo è buona notizia, lo deve essere per tutti e non solo per qualcuno; pertanto non può rimanere nascosta nella sfera del privato di una religiosità che ha smarrito il suo vigore originario.
A partire dalla Scrittura ascoltata e spiegata i discepoli di ogni tempo annunciano una Parola che non è né scontata né depotenziata da parole umane ovvie e insipide. Grazie all’incontro con Gesù il Vivente, i discepoli passano da una visione pessimistica sulla storia e da un linguaggio esclusivamente accusatorio contro Dio e contro il mondo, a un dialogo di comunione fraterna in cui si fa dono gli uni agli altri di ciò che arde nel cuore e che infonde il gusto della vita. A partire dall’accoglienza del Signore nella Parola e nell’Eucaristia i due discepoli di Emmaus, infatti, riscoprono il senso del loro essere Chiesa del Signore e sentono la necessità di rendere partecipe
la comunità apostolica dell’esperienza vissuta. In tal senso essi decidono senza indugio di ritornare a Gerusalemme dove sono riuniti i credenti; nella comunità ecclesiale si sottopongono al discernimento perché sia la Chiesa apostolica a riconoscere la verità, la fondatezza e la legittimità del loro incontro con il crocifisso e risorto dai morti; alla Chiesa, infatti, compete la responsabilità di interpretare l’evento da loro vissuto e narrato non come frutto di un ingenuo entusiasmo momentaneo, ma come il dono inaspettato di una esperienza decisiva che cambia la vita. Parola di Dio ed Eucaristia permangono ancora oggi nella comunità cristiana i luoghi privilegiati dell’incontro con la misericordia di Dio, mediante i quali ci è dato di riconoscere il Signore crocifisso, risorto dai morti e atteso nel suo ritorno ultimo nella storia. Parola ed Eucaristia sono il sacramento della presenza reale, permanente, personale, viva ed efficace del Signore in mezzo ai suoi in atto di dono pasquale che infonde speranza e genera libertà. Parola ed Eucaristia sono la sorgente da cui scaturisce il dono della comunione e della autentica fraternità nella Chiesa oltre ogni subdola ipocrisia. La grande tradizione patristica, espressione dall’unica Chiesa indivisa, sottolineava che non solo la Chiesa celebra l’Eucaristia, ma è l’Eucaristia che fa la Chiesa rendendola testimone di una speranza che non delude. Parola di Dio ed Eucaristia, dunque, permangono ancora oggi l’unica mensa alla quale i discepoli sono invitati a sedersi come convocati dal Signore ed essere partecipi del fondamento della loro fede e della loro
testimonianza missionaria. In una prospettiva cristiana, il credente trova nella celebrazione eucaristica della Chiesa il dono della vita di Gesù (cfr. Mc 10,45) che rappresenta l’atto ultimo della sua obbedienza libera e amante alla volontà salvifica del Padre. All’inizio dell’opera della redenzione il Padre consegna all’umanità il dono più prezioso che aveva, ossia la Parola fatta carne nel suo Figlio unico; questo dono raggiunge il suo vertice nell’offerta libera di Gesù di Nazareth nella sua morte di croce, affinché il progetto di salvezza del Padre si compia per tutta l’umanità. Al dono amante di Dio corrisponde la consegna libera e obbediente di Gesù il Figlio nel quale, per la forza vivificante dello Spirito Santo, la Chiesa innalza il rendimento di grazie al Padre in ogni tempo.
I sacramenti della Chiesa prolungano questa efficacia pasquale, che promana dalle parole e dai gesti di Gesù diventando appello alla conversione e alla sequela fedele. Nella Pasqua del Signore l’unica mensa della Parola e dell’Eucaristia apre alla dimensione di una nuova creazione e della redenzione sempre in atto. Solo così la speranza può rinascere; solo in tal modo è possibile ricominciare nonostante la complessità del tempo presente talvolta ci impedisca di vedere il bene in atto. La Pasqua del Signore è evento che rigenera la creazione tutta, fa rinascere il deserto e l’aridità di cuori prigionieri della desolazione e della rassegnazione. La Pasqua del Signore è pasqua di salvezza non illusoria e non di un momento, ma efficace ed eterna.
La sua Pasqua di croce e di risurrezione è la nostra pasqua di vita.
Oggi siamo chiamati a riprendere la via di Emmaus sulle strade della storia, nello stile di un cammino sinodale di discernimento. Eucaristia, sacramento della Parola pane spezzato per ogni uomo amato da Dio, è esperienza di una strada fatta insieme e nella quale ci è dato di incontrare Gesù risorto e presente nella sua Chiesa; essa non rinuncia a testimoniarlo quale speranza viva che non delude (cfr. Rm 5,5) e che rinnova il mondo. Questo è l’augurio pasquale che consegno e condivido con i fratelli e sorelle dell’UCID di Fidenza invocando su di loro la benedizione del Crocifisso e Risorto dai morti.

+ Ovidio Vezzoli
vescovo