
La Messa annuale dell’UCID in suffragio dei soci defunti (e dei famigliari d’altri nostri soci, da poco scomparsi), ricade quest’anno nella Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Diffusa su larga scala soltanto dal 17° secolo, questa devozione era in realtà praticata sin dai tempi della Chiesa antica. I Padri della Chiesa (soprattutto in Occidente), svilupparono il tema della Chiesa come la nuova Eva che nasce dal costato di Cristo; veicolarono quindi l’annuncio del Battesimo e dell’Eucaristia attraverso le immagini dell’acqua e del sangue fuoriusciti dopo che il Signore fu raggiunto dalla lancia di un soldato. In seguito, i mistici del 12° secolo passarono dalla contemplazione delle piaghe di Gesù a quella del suo Cuore divino. Come accennavo prima, la vera e propria propagazione d’una tale devozione avvenne soltanto dal 17° secolo: vi provvide San Giovanni Eudes e, ancor più, Suor Margherita M. Alacocque, alla quale Gesù apparve più volte. Di quanto il Signore rivelò alla religiosa, mi colpisce anzitutto questa frase: “il nome di chi propagherà questa devozione sarà scritto nel mio cuore e non sarà mai più cancellato”.
Con queste consolanti parole, Gesù intende rassicurarci! Proprio come fece coi suoi discepoli poco prima d’inviarli in missione: “rallegratevi, perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!”. Avere questa certezza ci dovrebbe aiutare, anzitutto, a volgere lo sguardo verso il cielo, pur continuando, evidentemente, a mantenere i nostri piedi ben saldi per terra. Detto altrimenti: l’odierna solennità – e l’intera Sacra Scrittura nel suo complesso – ci esortano, da un lato, a non affaticarci nelle sole cose di questo mondo, con lo scopo di perseguire obiettivi puramente intra mondani: questo è l’agire stolto di chi rincorre vanità su vanità, come se Dio non ci fosse o, pur essendoci, non ci amasse o non avesse cura di noi. Dall’altro lato, al cristiano non è neppure chiesto di fuggire dal mondo e dalla necessità di santificarlo dall’interno con la propria preghiera e professione: se così facesse, verrebbe meno alle proprie responsabilità verso il creato e le altre creature. Al contrario, sapere d’avere scritti i nostri nomi nei cieli, ci dovrebbe ricordare che del mondo (la nostra casa comune), nessuno è padrone, perché tutti ne siamo amministratori! Di qui, il dovere di renderne costantemente conto a Dio, ai fratelli e alle sorelle. Più precisamente, ci si chiede di custodire con cura e di valorizzare in modo creativo quanto il Signore – persone e cose – ci ha affidato con sommo amore e dedizione. La via da seguire allora – ostica, ma non impraticabile – è la via crucis; il sentiero di Chi, per amore, ha preferito offrire in dono la propria vita, anziché ricercare glorie umane e primi posti; il percorso di Chi non è venuto per essere servito, ma per servire! Come potremmo infatti aspirare ai doni celesti se non sapremo farci carico di quelli ricevuti sulla terra? Come potremmo andare alla ricerca dell’amore di Dio se lo negheremo, nei fatti, a chi avremo avuto accanto a noi? Bene, dunque, a vivere nel mondo; attenzione però a non appartenergli!
La nostra Patria è nei cieli! Sapere poi che i nostri nomi sono scritti nei cieli, ci impone di ricordare con somma stima, affetto e riconoscenza, quelli dei soci venuti a mancare negli anni dopo aver condiviso con noi un tratto di strada – lungo o breve non importa – all’interno della nostra associazione. Preghiamo per CLAUDIO AVANZINI, ANTONINO BESAGNI, GIANCARLO CRISTOFORETTI, CESARE FARABOLI, ANTONIO GHILARDOTTI, GABRIELE LUSIGNANI, GIUSEPPE MANFREDI, GIANCARLO SCARABELLO, RINO SPERONI e RENZO ZUCCHI; per i famigliari di alcuni nostri soci, venuti a mancare di recente: MARIA ROSSI (mamma della nostra socia RITA DUCATI) e FRANCO MONTESISSA (papà della nostra socia RITA MONTESISSA), oltre che per il compianto Vescovo MAURIZIO GALLI, grazie al quale anche Fidenza – più di 20 anni fa – ha potuto avere una propria sezione UCID. Ciascuno di questi fratelli e sorelle sarà sempre nel nostro cuore, così come ciascuno di noi lo è già nei loro e, tutti insieme, nel Sacratissimo Cuore di Gesù. Il Cristo morto, risorto e veniente per la nostra salvezza, ci ha resi, nel suo nome “un cuor solo ed un’anima sola”; ha creato, per la fede in Lui, un vincolo d’amore – con Lui e tra noi – così saldo da poter sfidare, attraversare e infine vincere per sempre il pericolo più insidioso: la morte (propria e dei propri cari). Il grato ricordo di chi abbiamo amato in questa vita, ci sproni ad imitarne l’esempio! Allora il nostro sguardo non sarà più rivolto verso il basso perché, grazie a Gesù (e mai senza di Lui), potremo tornare insieme – come diceva Dante – “a riveder le stelle”.
Data Evento11/06/2021RelatoreDon Alessandro FratiLuogoDuomo di Fidenza